La tecnologia del controlcì e la rivincita del mignolo

Un’altra delle tecnologie sottovalutate è la clipboard. Ebbene sì. È quella che può essere usata con CTRL+C, CTRL+X e CTRL+V, con trascinamenti drag and drop, con lo shift per i puristi, con touch doppi e prolungati o con swappamenti di ogni genere, a seconda dei gusti. È una tecnologia che libera il cervello da molta paccottiglia che può essere esternalizzata su supporti più comodi ed efficienti tipo Evernote.

Ma per cominciare ad apprezzare una tecnologia come questa bisogna ribaltarne la vulgata, che di solito è la traduzione fantasiosa della tradizione verosimile di un mito post-vero di quella-roba. Nella tradizione sfortunata del Cut, Copy & Paste troviamo infatti che questo copiaeincolla, così chiamato, poltrisce deprecato ovunque dalle agenzie di rallentamento, associato ad impoverimento e crisi di valori, dove qua si toccano i problemi del plagio e là si danno istruzioni su come scrivere rettamente una citazione e altrove si lamenta la duplicazione di massa dei replicanti e copiare è giudicato irrimediabilmente “stupido”. Quando è così, la tecnologia sottostante deve essere interessante. Approfondendola, infatti, si rivelerà tale. A monte della storia si trovano le forbici dei copisti nei monasteri, a valle Larry Tesler che implementa il primo comando #CopyPaste a Palo Alto negli anni ’70 come un aggiornamento ispirato da quelli. Le prime generazioni di software di videoscrittura ne decretano poi un ampio successo.

A cosa serve questa tecnologia? Semplice, ma geniale. Si tratta di avere a disposizione, con semplici combinazioni di gesti veloci, via touch o tasti, la possibilità di fare copia/incolla di testi e/o immagini e/o altri dati, cioè spostare in modo efficiente da qui a lì, da un supporto prossimale a un altro, una medesima scrittura, informazioni salvate in locale o in remoto, ovvero poterlo fare comodamente in modo insistito ed efficientissimo, tra ambienti, tra applicazioni diverse. Si tratta di avere a disposizione uno strumento di microtrasmissione intermedia dell’informazione, per poter spostare in qualsiasi momento anche tante piccole informazioni prendendole ciascuna come un blocco, come “un’unità”, senza più guardarvi dentro. Questa è una rivoluzione “mentale” grandiosa. Non c’entrano la stampa, la fotocopiatrice o altri mezzi per copiare e diffondere qualcosa di analogico/continuo. Qui c’è uso microcapillare quotidiano e individuale applicabile a contenuti “digitali”, dove ognuno può comodamente microspostare micropezzi di informazioni, to-do list, password, nomi, indirizzi, numeri, qualunque altro genere di nota o messaggio medio/breve che può servire durante la giornata, lavorando, non lavorando, viaggiando, comunicando, da un ambiente a un altro.

Con un database è ancora meglio: avere un database significa avere disposte e organizzate in modo ordinato delle informazioni pronte per essere “domandate” e “risposte” di nuovo, modificate e ricollocate in qualsiasi momento, con una struttura dell’informazione e delle procedure prefissate per richiamare queste cose e farci qualcosa, rimetterle a posto, riprenderle di nuove, oppure farle sparire. Se puoi copiare e incollare tra database sei praticamente nel paradiso della microtrasmissione dell’informazione. Con questa strumentazione, non è che ci siano meno cose da memorizzare, ci sono proprio meno cose da riportare faticosamente al ricordo, al presente. Cioè: non ripercorri più quel dato là, non fai nessuna fatica, non lo guardi nemmeno al suo interno, lo sposti per intero e basta, senza pensarci, puoi lavorare per ore senza mai spendere un minimo di energia “mentale” per ricordare alcunché di quella roba là. Al limite posso perfino dimenticare chi sono: mi annoto da qualche parte nome, cognome e via, e solo quando serve, solo perché è stato richiesto, solo allora vado nella nota – nel luogo – del chi sono, prendo il nome “in corrispondenza”, e lo copio e incollo dove richiesto per identificarmi. Non mi devo più ricordare neanche come mi chiamo. “The thing in the box has no place […] not even as a something, for the box might even be empty – No, one can ‘divide through’ by the thing in the box, it cancels out, whatever it is” – per citare con irriverenza la proposizione 293 di Wittgenstein – e finalmente dimenticarla.

Si può copiare ed incollare solo grazie alla disponibilità di uno spazio di passaggio. Per l’appunto la “clipboard” di solito è questo spazio intermedio; può essere una funzione gestita dal sistema operativo, o una parte del GUI, che può leggere e scrivere una coda di input, uno spazio volatile in cui transitano data buffer anche molto effimeri, che possono passare poi da un ambiente all’altro, anche da un’applicazione all’altra, sempre tra le tue mani. E con lo spostamento di tutto nel browser, ciò equivale a ritrovarsi là, o qui, uno spazio intermedio universale sempre disponibile potenzialmente per qualsiasi trasferimento, tra qualsiasi luogo e qualsiasi altro luogo, locale o remoto. Si può immaginare anche un uso sempre più massiccio di questa soluzione come tecnologia di “assistenza”: la possibilità di passare dall’oralità alla scrittura e viceversa, microtrasmettendo informazione a gogò ovunque, apre infinite possibilità ai portatori di disabilità nella microtrasmissione individuale dell’informazione.

Quelli che usano il copy&paste, magari con sistemi di messaggistica, li vedi ormai che vanno in giro leggeri, sono più veloci, comunicano con gli altri e con sé stessi minimizzando anche gli errori, massimizzando conversazioni dai contenuti interessanti – perché possono dedicarsi a contenuti più interessanti di quelli (ripetitivi o stupidi) che hanno chiuso nei pacchetti da ricopiare, e disponendone in totale relax. Quelli che non usano copy&paste frequenti invece ormai si riconoscono, li vedi in giro che vagano come zombie, tutti contratti nello sforzo di tematizzare brandelli di informazioni inutili e noiosissime, continuamente ricaricate e inelaborate, o rimbalzate in small talks di una noia inebriante, occupati con informazioni che riguardano magari quello che stanno facendo o che dovranno fare di lì a breve; vedi proprio la smorfia stordita sui loro volti ottenebrati dallo sbattimento della conservazione e della ritrasmissione della pesantezza.

Poi ci sono i pionieri dello SHIFT, i visionari di ClipSync o i virtuosi che abbondano di CTRL+A e CTRL+Z e molti altri generi di gesti di nicchia. A rigore, siamo appena agli inizi di un’era di scorciatoie di interfaccia per la microtrasmissione individuale quotidiana delle informazioni. La tecnologia del controlcì, per chiamarla con più simpatia, quasi con affetto, forse ci sta insegnando quanto spesso siamo solo umili interfacce di spostamento inefficiente di dati. Ma rappresenta anche un po’ la rivincita del mignolo sinistro. Perché quel dito, che sembrava destinato alla minorità, può tornare invece a trionfare, puntato com’è come una palafitta sul CTRL in ogni angolo di tastiera del mondo. Soltanto quell’altro CTRL che giace addormentato sotto il pollice destro potrebbe competere nell’ascesa.