Fermi, al Paradosso?
Gen-2023
La letteratura sul cosiddetto paradosso di Fermi tende a proporre soluzioni di un presunto “paradosso” invero piuttosto latitante. Ad un primo sguardo, date certe premesse e certe osservazioni, si dedurrebbe una “presenza”, salvo poi constatare una magra “assenza”. Tuttavia, una volta messo a nudo, il cosiddetto “paradosso” si presenta come nient’altro che una rivisitazione “moderna” della domanda cosmologica fondamentale intorno alla razionalità della natura.
Qui vediamo nell’ordine: (1) un tentativo di chiarimento degli elementi sul piatto; (2) una svolta che funga da rasoio di Occam o meglio da Falce Spaziale; (3) fedeltà ad un principio di mediocrità forte; (4) una conclusione teologica.
RIFORMULAZIONE DEL QUESITO F.P.
Per prendere le mosse, consideriamo la seguente trattazione del quesito: alziamo gli occhi al cielo per osservare che, numeri alla mano, c’è parecchia roba; spazi e tempi di smisurata grandezza rispetto alla scala umana, con innumerevoli possibili ambienti per la vita, magari compatibili con l’evoluzione di vita intelligente; date queste aspettative, dove sono tutti quanti? Da qui, lo scacco, lo sgomento. O non ci sono (ma dovrebbero), o ci sono (dove?), non si segnalano, irraggiungibili, oppure c’è ottusità, non riceviamo il segnale, non siamo sintonizzati sulla Frequenza – e pronti via con Grandi Spiegazioni per nuove spoliazioni coercitive da sprecare in nuovi antennoni.
La presente formulazione è senz’altro problematica e non priva di difetti, ma da qualche parte bisogna pur partire. Con le sue imperfezioni, questa formulazione tiene fermi i seguenti elementi: (1) un’esperienza in prima persona; (2) l’imponenza di certe stime numeriche basate su osservazioni e modelli consolidati; (3) la centralità della nozione di vita intelligente; infine (4) l’importanza, nell’interrogativo, del “dove” che, in generale, sottolinea già la non natura di paradosso in senso stretto dell’intera faccenda.
Data una certa base dati, da certi numeri, dato un certo modello teorico, si dedurrebbe l’aspettativa di una presenza, ma tra i dati si registrerebbe anche un’assenza. Più che un paradosso, qui c’è piuttosto una minaccia che pende come una spada di Damocle sull’insieme delle aspettative teoriche per cui o (1) sono profondamente fallate da qualche parte o (2) non c’è la benché minima consapevolezza o capacità di comprendere ciò che è già evidente sotto il naso.
EQUAZIONE DI DRAKE
Provando a mettere ordine, poniamo in evidenza alcuni presupposti impliciti. Si può stimare, à la Fermi, ad esempio, quanti accordatori di piano ci siano a Chicago, ipotizzando una stima prudenziale, a occhio, di fattori composti su un dato ammontare di partenza. Data la popolazione di Chicago di tot (3 milioni), la percentuale di gente che può avere un piano è tot, ma il costo di un intervento è tot, ecc., dopodiché si può ricavare una stima a occhio di tot. Si tratta di un ordine di grandezza basato su fattori molto ipotetici. In realtà si può ragionevolmente stimare che gli accordatori di piano siano 0, 10, 100, 500 o magari un migliaio; e tra zero, 100 e un migliaio ci sarebbe una bella differenza.
Nel nostro campo, la cosiddetta equazione di Drake è del tipo:

Esteticamente è gradevole, ma sembra un’allucinazione abbastanza acapocchiale. N starebbe per la stima approssimativa di un quantitativo di “civiltà” con cui “noi” (vi sarebbe un’identificazione del “noi” come “civiltà”) si potrebbe entrare in comunicazione, computando fattori come il tasso medio annuo con cui nascono nuove stelle nella (nostra) galassia in uno scenario che potrebbe essere esteso oltre la galassia, percentuali di stelle con pianeti, un numero medio di pianeti adatti ad ospitare forme di vita, la percentuale di quelli in cui potrebbero essersi effettivamente sviluppate “civiltà” (presupponendo la presenza di ostacoli significativi), la percentuale di quelli in cui potrebbero essere giunte allo stadio di “vita intelligente” (le “civiltà”?), addirittura la percentuale di “civiltà” in grado di comunicare (presupponendo derive autistiche delle autorità delle “civiltà”?), infine un’importante stima della durata delle suddette “civiltà” ovvero la considerazione del lasso temporale utile per la compresenza o per la comunicazione di segnali con altre “civiltà”. Lo strumento appare obsoleto, con fattori a capocchia con troppe poche pretese. Da tradizione, sottostima o impoverisce, in un’unica voce, quei fattori che possono comprendere tutte le condizioni favorevoli o sfavorevoli per la “vita” che possono essere numerose e dare luogo a diverse combinazioni, mentre sovrastima l’importanza della “comunicazione” rispetto alla sostanza dell’interrogativo che, come riformulato sopra, riguarda semplicemente lo stupore della constatazione dell’assenza di segnali dato un quantitativo diverso da zero di potenziali segnalatori.
SCALA DI KARDASHEV
Anche la scala di Kardashev sembra uno strumento abbastanza deludente. Anch’essa distinguerebbe tra “civiltà”, sovrastimando un legame tra queste entità con una sorta di consumo energetico locale che ritaglierebbe arbitrariamente 3 livelli, invero quantificabili anche diversamente. Nell’accantonare entrambi gli strumenti non si vuole offendere nessuno, ma semplicemente sottolineare che, affrontando la sostanza del quesito, ciò che conta è principalmente: (1) il riferimento rispetto al quale si sta domandando; (2) la possibilità di rilevare delle tracce, delle scritture, dei segni di una presenza; non necessariamente una compresenza; non necessariamente una comunicazione intenzionale o una co-trasmissione diretta di segnali; in primis, tracce; tracce per lettori di tracce; (3) infine che la presenza sia da riferirsi a “vita intelligente” più che a “civiltà”.
IL RASOIO, ANZI LA FALCE
Tutte le argomentazioni che presumono l’ovvia esistenza post-platonica di Sovranità Intergalattiche, Ammucchiamenti Distopici di Massa governati da Baffoni Spaziali, Leviatani Multiversali, Grandi Fratelloni, Stati Spaziali, Russie Galattiche, CCCP-Trek e altre distopie consimili vanno falciate da un’auspicabile svolta metodologica che intende prendere in considerazione entità presumibilmente realmente esistenti e agenti, soltanto in tutto l’universo, da intendere meglio come “cooperazione volontaria di individualità viventi intelligenti” che chiameremo per brevità agorà di vigenti intelligenti o A.V.I. Manteniamo un riferimento al plurale, ma potrebbe essere un singolaris, o un pluralia tantum (si scelga il proprio atavismo filosofico preferito). Intendiamo parlare di avi o di un’unica grande ave, secondo l’interpretazione possibile di una medesima-storia-della-coscienza. Ad ogni modo, per comodità, ci riferiremo ad essi da qui in avanti come agli IVA. Siano (congiuntivo?) gli IVA semplicemente vita, vita intelligente, spiriti incarnati, coscienze, individualia concretamente esistenti e possibilmente anche molto intelligenti, quindi come minimo avanzati ad un livello che comprende non certo la demenza kollettiva spaziale o statale ma la cooperazione volontaria, la divisione del lavoro, la dimensione degli scambi, con apporto di sana tecnologia e così via. Prendendo come riferimento queste coscienze agenti, s’intende anche che non siano da cercare ad uno stadio infantile, ma possibilmente adulto, con relazioni volontarie e tutto quanto. Approssimativamente, IVA starebbero per le CET del III Tipo o cosiddette “civiltà” avanzatissime di kardasheviana memoria, soltanto ricomprese e ridistribuite nell’universo come entità reali, dove deve essere chiaro il nesso con l’interrogativo di Fermi il quale, per avere un senso, deve essere posto da un punto di vista IVA e deve riferirsi ad un’alterità IVA, altrimenti può essere lasciato cadere come privo di qualunque senso. Dunque il quesito di Fermi fa riferimento ad IVA che leggono tracce di alterità IVA. Detto ciò, vorremmo lasciare cadere innanzitutto l’ingenuo problema di un “conteggio” di non si sa quali “Kuantità” di “Entità Sovrane” centralizzate in non si sa quali location enumerabili, per concentrarci sulla ciccia del problema che è l’interpretazione da dare ad una lettura di tracce. Tracce di cosa?
RAZIONALITÀ IVANA
Ragionevolmente solo IVA possono porsi l’interrogativo di Fermi e solo IVA possono essere interessati a considerarsi alterità “sole” o compresenti “in compagnia” di alterità IVA; solo cotali alterità-iva possono cercarsi o meglio cercare lo stato minimo di cotali presenze, ossia TRACCE DI IVA come scritture razionali di ivaneggianze. Ogni IVA non può neppure autocomprendersi se non come alterità-iva, non sussistendo qualcosa come una coscienza unaria trascendente l’alterità. Da un punto di vista IVA, qualunque IVA può solo autocomprendersi come UNA POSSIBILE IVA all’interno di una storia universale dell’IVANAZIONE, né più, né meno. Dunque ci sono, o non ci sono, TRACCE IVANE? Altrui? Questo si porrebbe il quesito. E se sì, dove? Nessuna opinione “paradossale”, solo una posizione da prendere con consistenza ed un po’ di immaginazione fallibile, ma minimamente affidabile. Questa roba deve essere in grado di agire in qualche modo ben preciso lasciando delle opportune tracce, o comunque è lecito attendersi delle conseguenze evidenti che non possono essere evase con troppa facilità – che ogni qualsivoglia IVA dovrebbe ritrovare nelle proprie osservazioni. Ivando da qui, pare proprio di poter dire che UNA SCRITTURA RAZIONALE DELL’UNIVERSO, in qualunque senso del genitivo, dovrebbe poter essere intesa come abbondanza generale di tracciatura ivana. Questa è una prima teofania.
RIORDINO DEL QUADRO
Proviamo a ripercorrere prima i dati, mettendoli in fila.
Cominciamo dal tempo approssimativo trascorso stimato dal cosiddetto Big Bang: 13,82 miliardi di anni.
Si contano poi 100/400 miliardi di stelle nella qui presente galassia, dove pare che la stima dipenda da quante siano quelle di piccola massa, difficili da osservare direttamente. Indicativamente, circa 2500 visibili anche a occhio nudo.
La dimensione della galassia a spirale barrata, secondo recenti conclusioni, sarebbe di circa 100K anni luce, per un’età di 13,7 miliardi di anni, con uno spessore nei bracci di circa 1K anni luce. Qui, il Sistema Solare è dato per periferico. In un modello in scala con un diametro di 130 km, tanto per avere un’idea, il Sistema Solare occuperebbe circa 2 mm.
Il cosiddetto disco galattico dovrebbe avere un’età compresa tra 6,5 e 10,1 miliardi di anni.
Sulla scala del modello cosmologico più consolidato, il Sole apparirebbe relativamente giovane (4,6 miliardi di anni). A sua volta la Terra avrebbe circa 4,54 miliardi di anni.
Per ogni stella nella qui presente galassia si stima all’incirca una galassia nell’intero universo, il che porterebbe ad una stima tra 10^22 e 10^24 stelle (oppure, per un’idea, per ogni granello di sabbia sul presente pianeta si conterebbero circa 10K stelle in tutto l’universo ivano osservabile).
Tra 5% e 20% dovrebbero essere stelle gialle sun-like, quindi secondo la stima più conservativa si arriverebbe ad un ammontare di circa 500 miliardi di miliardi di stelle.
Secondo una stima abbastanza interessante tipo la seguente vi potrebbe essere una percentuale di 20% con pianeti earth-like (circa 100 miliardi di miliardi di pianeti earth-like, ovvero 100 per ogni granello di sabbia).
Se soltanto l’1% (stima totalmente speculativa, ma molto di minoranza) dovesse sviluppare vita, si arriverebbe ad 1 miliardo di miliardi di pianeti vitalizzati (per restare all’immagine planetaria, 1 per ogni granello).
Se nell’1% di questi casi (stima speculativa e di minoranza) la vita dovesse evolvere ad un livello life-on-earth-like vi sarebbero 10 milioni di miliardi di luoghi ivabili.
Considerando solo la galassia presente alla presente IVA, secondo una stima conservativa di 100 miliardi, risulterebbe un ammontare di 100K IVA che, distribuite secondo una specie di principio di eguaglianza o di mediocrità, farebbero 1 ogni 137K anni di time-span partendo dal tempo disponibile dal Big Bang superivano.
Per deduzione, stando a questi numeri, un numero consistente di IVA dovrebbe aver preceduto l’IVA scrivente nella stessa medesima galassia locale. Ad esempio 1 IVA di 8 miliardi di anni fa avrebbe avuto uno span di tempo di almeno 3,4 miliardi di anni per evolversi prima della stessa apparizione di questa formulazione del quesito di Fermi contenuta in queste stesse tracce.
Se l’1% (stima speculativa e di minoranza) dei 100K raggiungesse un livello di sviluppo dignitoso (equivalenti alle ridicole CET del III Tipo) la qui presente IVA avrebbe già alle proprie spalle almeno 1 migliaio di tentativi di colonizzazione della qui presente galassia locale.
Stando ad analisi sulla scorta di rfreitas.com, si potrebbe ulteriormente speculare sulla stima di un tempo di diffusione/trasferimento o replica/riproduzione interplanetaria ivana di circa 4 milioni di anni, ovvero questo sarebbe un tempo ragionevolmente necessario, e tutto sommato breve, per ivaneggiare colonizzando un’intera galassia. Se anche solo l’1% (stima speculativa e di minoranza) dei tentativi fosse già andato in porto, nonostante tutte le riduzioni di minoranza di cui sopra, tutto ciò sarebbe potenzialmente già accaduto almeno una decina di volte prima della comparsa di questa formulazione del quesito di Fermo. Ci si dovrebbe aspettare perfino qualcosa come un diffuso conflitto ivano attualmente in corso con una decina di contendenti galattici locali.
Infine, l’intervallo temporale osservativo di ogni individualità vivente e agente che si pone il presente quesito di Fermi sembra molto ridotto se comparato con lo scenario temporale complessivo disponibile per l’ivaneggiamento universale. Molto ridotto non significa necessariamente troppo ridotto. Bisogna sempre cercare di rimanere elastici e rimettere tutto in scala, nel contesto e in prospettiva. Non si capisce perché, pur nella limitata disponibilità visuale o strumentale contingente, non si dovrebbero poter individuare delle chiare tracce ivane se cotale ivanità fosse tanto diffusa, tanto intelligente e tanto capace quanto se la crede. Range ridotto? Facilità di fallimento? Okay, ma potrebbe bastare anche 1 solo tentativo riuscito per mettere in moto chissà quali conseguenze. È lecito attendersi che IVA contribuiscano in maniera essenziale a conformare l’universo ivano compuazionale locale nel tentativo di perseguire i propri obiettivi. IVA potrebbero interferire con le stesse regole dell’universo computazionale locale. L’universo medesimo, qualsiasi cosa sia, non dovrebbe rimanerne non influenzato. Basterebbe almeno 1 successo per far succedere chissà cosa.
Queste stime numeriche sono fondamentali perché se ci fosse solo un po’ di razionalità della natura senza cotali stime o se ci fossero solo stime buttate là con poca razionalità in giro, sarebbe un altro paio di maniche, ma la combinazione di entrambe le aspettative spinge decisamente nella stessa direzione. Ci sono grandi numeri, e c’è anche molto lavoro là fuori nell’universo computazionale locale.
ARGOMENTAZIONI CRITICHE
Sulla base di quanto sopra stimato, sono stati avanzati innumerevoli argomenti per astrarre Spiegazioni Rasserenanti che servono tutt’al più a moderare o spegnere l’interrogativo per sostenere o la placida “solitudine” di chi si pone il quesito o l’accettazione di una compagine “silenziosa”, o la spoliazione di fondi per più potenti antenne.
Molte argomentazioni sono destinate a finire sotto la falce. Chi specula su grandi Matrix, Zoo Alieni, direttive tipo Principi di Non-interferenza à la Star Trek, scenari di lobotomizzazione virtuali di massa o grandi visioni perculatrici globali, sovrastima l’intelligenza criminale, cade nel tipico errore platonico-socialista-costruttivista-architettonico-sovranista-governativo, immagina esperimenti BIV brain-in-vat che non possono neppure essere tenuti, suppone inconsistenti doomsday, catastrofismi o insuperabili great filters o colli di bottiglia eterodiretti, sempre ignorando i presupposti fondamentali di un’indagine razionale della natura e della coscienza (non necessariamente criminale).
Qui cerchiamo, per definizione, tracce di acting things reali ed evolute. Cerchiamo chi è sopravvissuto a sufficienza da lasciare tracce (truismo?). Qualche nichilista magari tende a ritirarsi nella sua psicosi, supponendo che l’universo possa essere un grande manoscritto di Voynich; lo è: ogni testo è un manoscritto di Voynich, ne stiamo leggendo uno e stiamo provando a ragionare, non c’è da annichilirsi, c’è solo da lavorare. Qualcuno sembra confinato ad una specie di “riduzionismo planetario”, ma possiamo andare in cerca di incentivi migratori perché IVA non sono necessariamente “planetari”, o meglio, per quanto ne sappiamo, quello planetario potrebbe essere solo un episodio nella grande epopea di una coscienza ivana. I cosiddetti U.F.O. spostano solo il quesito: perché mai le tracce ivane dovrebbero assumere le sembianze di dischi volanti di dubbia identificazione sui cieli della California? Le tracce da cercare dovrebbero essere innanzitutto evidenti e mediocremente diffuse. Perché il SETI sperpera risorse puntando la radio in direzioni arbitrarie? Perché IVA dovrebbero essere dei dj radiofonici spaziali?
Quelli del principio antropico non comprendono l’uso degli universali: vi sarebbero osservatori intelligenti che autoselezionano il proprio universo per cui ogni universo sarebbe per l’appunto tale solo per ogni IVA che sarebbe pertanto unica, salvo che nella frase sono malcelati dei per-ogni che quantificano sticavoli. I filtrazionisti sovrastimano senza motivo la facilità di fallimento: non è minimamente chiaro perché, con tutto lo spaziotempo a disposizione, almeno 1 volta, almeno 1 IVA non possa essere riuscita ad espandersi ad un livello tale da assicurarsi non diciamo l’invulnerabilità del corpo o la clonazione quotidiana dal panettiere, ma almeno di potersi riprodurre senza pericolo di estinguersi da un momento all’altro, con un minimo di convinzione. Possibile che ciò non sia mai accaduto? Manca una chiara motivazione: servono delle evidenze per sostenere questa posizione. Servono grandi ceneri. Qualche pessimista specula su una lontananza che dovrebbe rendere vana ogni comunicazione. Fatto salvo che l’individuazione di “tracce” è una scoperta prioritaria rispetto alla ricezione di “segnali”, una lontananza del genere dovrebbe tenere del tutto fuori portata anche un messaggio 404. In generale, se la risposta è 404, è lecito attendersi di ricevere almeno questo messaggio, non certo l’assenza di messaggistica. Ma c’è davvero assenza di segnale? Ci torniamo tra poco. Un’altra tipica argomentazione da respingere al mittente è quella secondo cui la “sua” IVA di chi parla sarebbe “la prima”, ciò essendo contrario a qualunque considerazione bayesiana o principio di mediocrità. Di nuovo, se è la prima-della-serie, deve saper descrivere le tracce della tempesta di Shakespeare di Furst Radio Burst che deve aver spazzato via come minimo ogni tentativo precedente, ma non vi è evidenza di ciò ad oggi o almeno sono queste evidenze che vanno descritte se si intende rispondere in questo modo. “Sono il primo” che ce l’ha fatta sembra solo un modo per cambiare l’interrogativo da “dove sono tutti quanti” a “dove sono finiti?”, soltanto un’altra inutile complicazione di un quesito già abbastanza fecondo.
È stato suggerito che potrebbe non rivelarsi una strategia intelligente quella di farsi notare, magari per motivi che qui possono risultare ancora oscuri, ma che non si fa fatica ad immaginare possano essere degli ottimi, sicuramente irrinunciabili motivi. Nonostante una certa sottigliezza, questa posizione non sopravvive al passaggio della falce in quanto risulta affetta anch’essa da megalomania costruttivista: sarà pure intelligente non lasciare tracce, ma ciò può essere un punto di arrivo, dietro al quale deve esserci tutta un’epopea di ivanizzazione di errori. Per quanto innumerevoli IVA possano essere giunti ad un tale livello di sofisticazione bisogna pur sempre considerare tutto il viaggio (ivi?) intrapreso, tutto il tempo di emergenza e sviluppo che deve averli portati sino a quel punto. Non è accettabile l’idea che nessuna traccia rimanga di cotale attività, oppure bisogna supporre che tali IVA arrivino ad un livello tale da saper cancellare ogni traccia passata del loro (stupido?) comportamento, ma stiamo ipostatizzando e collocando l’intelligenza fuori dal tempo. Di nuovo, stiamo complicando il quesito da “dove sono” a “dove sono quelli che cancellano le tracce” o “dove sono finite tutte le tracce cancellate”? Anche IVA reali con dei superpoteri non saranno infallibili e perfetti e dovranno pur fare i conti con i propri errori. In generale, tutta la vita dovrà sempre fare i conti con i propri fallimenti. L’intero universo ivano potrebbe sempre essere un esperimento destinato al fallimento. In tal senso staremmo comunque cercando le tracce degli errori.
ARGOMENTAZIONI INTERESSANTI?
Sono state proposte anche diverse argomentazioni non prive di vari spunti di interesse. IVA, anziché perdere tempo a cancellare chissà come tutte le proprie tracce, potrebbero semplicemente usare della crittografia e/o isolare intenzionalmente, seppure faticosamente, e con un certo grado di probabilità di successo non pari a 1, i propri potenziali competitor. La presente IVA ignora del tutto questo orizzonte tecnico ma non è in grado di escluderlo. Si potrebbe stare come le formiche di Michio Kaku davanti al cavalcavia dell’autostrada, incapaci di comprendere la natura di ciò che è sotto il naso (sotto le antenne, diciamo). Nel caso, saremmo comunque formiche abbastanza cazzute da trarre qualche minima conclusione. Anche qui non ci sarebbe scostamento tra teoria ed empiria: se siamo inconsapevoli, non capiamo ciò che abbiamo davanti; diciamo che c’è una stella che brilla nel cielo e invece magari è un’autostrada o un treno che sta passando e basterebbe salirci sopra per saltare all’altro capo del cosmo, se solo sapessimo di cosa stiamo parlando. Diciamo che le costanti cosmologiche sono tot, ma non capiamo che stiamo solo viaggiando senza biglietto. Una cosa del genere, ecco. Questa opzione non può mai essere esclusa.
La panspermia (da Anassagora in poi) è senz’altro uno scenario non eludibile. La falce può togliere di torno solo ogni interpretazione Repubblicana della panspermia intesa come decreto guidato à la Crick da qualche Sovranità Centrale pianificatrice invero piuttosto demente. Vi sono interpretazioni possibili di una panspermia naturalistica universale che non sono necessariamente né laiche, né keynesiane, né progressiste. Lo scenario delle self-replicating machines à la Von Neumann, ribattezzate da Webb sonde Bracewell-Von Neumann, considerate da Tipler come una modalità normale di “colonizzazione” (purtroppo per lui, di una CET), non può essere del tutto escluso. Bisogna eventualmente chiarirsi le idee su come intenderlo. Bisogna sforzarsi di vedere delle iniziative individuali o famigliari/amorose o di limitati gruppi volontari in cooperazione o competizione tra loro, magari con più metodi in concorrenza, occasionali o più o meno organizzate. IVA potrebbero essere tutti parte di una medesima grande storia della vita che si spande e sparge, evolve e moltiplica, in poche parole replica, in giro, dappertutto, ovunque ve ne sia la possibilità, in scenari complessi. In generale, IVA potrebbero essere tutti parte di una medesima epopea della coscienza o magari dello spirito universale, uno spirito piuttosto dotato a livello tecnico. Inutile pretendere ulteriori chiarimenti qui.
D’altra parte, va inoltre presa sul serio la possibile rarità di alcune condizioni necessarie per lo sviluppo del vivente nel suo (stadio?) planetario. Giganti gioviani protettivi, satelliti ricchi di risorse con moti armoniosi ad un tiro di schioppo, asteroidi e comete svolazzanti che fungono da pompe evolutive potrebbero essere fattori molto occasionali. Minacce persistenti come i celebri lampi di raggi gamma potrebbero, come nella visione di James Annis, sterilizzare periodicamente, magari ogni 100 milioni di anni, tutti gli ambienti disponibili. Bisognerebbe proprio evidenziarne le ceneri. Questa argomentazione può essere vista come una circoscrizione in termini di finestre di opportunità che si succedono dalla notte dei tempi in poi. IVA, di volta in volta, potrebbero palesarsi con risorse limitate a disposizione, coesistenti o comunicanti in quanto coevi e coprogrediti all’interno delle proprie finestre di opportunità. Questa linea argomentativa non può essere sottovalutata perché introduce della “scarsità” che sembra ragionevole. IVA possono forse pensare di andarsene in giro cazzeggiando senza limiti? Non liquet, forse devono farsi strada tra limitazioni e problemi considerando la certezza di una Salvezza Perfetta come un’utopia? IVA, ragionevolmente, devono farsi il mazzo, devono pagare costi, devono impegnarsi continuativamente per raggiungere e mantenere una condizione ivana dignitosa che non sarà mai garantita una volta per tutte. Probabilmente, IVA si fanno strada nei ritagli disponibili e cercano di viaggiare da un ritaglio all’altro. In tal caso, gli interlocutori-IVA tenderanno a trovarsi nelle medesime condizioni di sviluppo, egualmente capaci o incapaci di trasmettersi direttamente valore e/o informazione. In effetti, anche l’idea di una compresenza di una sbilanciata asimmetria di potere tra diverse IVA potrebbe essere immotivata. Forse IVA si spandono ed i più avanzati sono destinati a diventare colonizzatori in un senso molto plurale e universale. In effetti, abbiamo messo da parte il “problema” della molteplicità di IVA smettendo di intendere IVA come distinte e separate “civiltà”. IVA si spandono, pluralmente, nelle finestre di opportunità disponibili. Resterebbe da evidenziare se possono saltare come rane da una finestra all’altra.
RIEPILOGO IVANO
Abbiamo passato in rassegna diverse idee, criticandone alcune e cogliendo ispirazione da altre, ma è giunto il momento di una sintesi magari sbagliatissima ma gradevole di alcune assunzioni che sono state messe in evidenza, tenendo conto delle esclusioni, ma anche delle ipotesi che non sembra possibile escludere. Non possiamo offrire altro che questo rigore, questa mediocrità, questa precisione, questa sana immaginazione e qualche rasoiata circostanziale. Riepilogando, qui c’è almeno un dato che forse è passato, se non inosservato, quantomeno sottovalutato, e che vorremmo riposizionare in bella vista. C’è almeno un dato osservativo che non sembra venga messo abbastanza in evidenza altrove: la presenza stessa della qui presente semi-quasi-iva.
SOMETHING IS GOING ON
Altro che silenzio! Qui c’è tanta roba. Ci sono scritture. C’è del DNA addirittura. Tutto ciò, tutta questa cosa fa parte dei dati osservativi, altro che assenza di segnale. C’è intelligenza. Non è che oh chissà dove sia l’intelligenza nell’universo, diamine, c’è dell’intelligenza, ce n’è qui, ad esempio, in questo braccio della spirale, c’è anche molta stupidità in effetti, moltissima, ma c’è soprattutto dell’evidente intelligenza in giro e qualcosa vorrà pur dire. Le costanti cosmologiche sono quelle che sono determinando certe regolarità o certe omogeneità? La Luna copre esattamente il disco del Sole? Il corpo umano sembra così funzionale sotto molti aspetti? Eccetera. Apposta? Possono essere mere convergenze evolutive. Queste sono tutte tipiche osservazioni che fino ad oggi hanno dato nutrimento a punti di vista ritenuti tradizionalmente “religiosi”, ma non c’è nessuna necessità di astrarre una narrazione (una teogonia, in effetti) per introdurvi disegni a monte o fini a valle, disegni premeditati, Decreti, Piani Quinquennali. In primis vorremo dire che c’è semplicemente dell'”intelligenza” locale fra molte virgolette nel senso di qualcosa funzionalmente all’opera, in atto, che risolve obiettivi, qualcosa di immanente che sta svolgendo un lavoro, un lavoro che cerca di ottimizzarsi, di preferire, di evolvere, qualcosa che funziona, finché riesce, o finché non fallisce, questa è la base di intelligenza da considerare nei dati come un’evidenza naturale (artificiale? intanto naturale). Se c’è intelligenza, se non è unica o speciale, si dovrebbe dire che evidentemente ciò che la presente manifestazione di intelligenza osserva sono le tracce di tale presenza che può normalmente precederla ed essersi già sparsa in giro e possiamo non essere altro che vita sparsa in giro noi stessi medesimi come episodio di questa medesima storia de noartri e senza tirarcela.
Per dirla in parole povere: una prova di colonizzazione della qui presente galassia non dovrebbe essere nient’altro che l’osservazione della stessa presenza di noartri qui. IO STESSO sono una traccia, io stesso che mi pongo cotale presente quesito di Fermi sono la prova che qualcuno sta colonizzando questa galassia. O no? Vogliamo guardare in faccia un dato come si deve? Io sono un dato. Se non è questa una traccia di una colonizzazione in corso della galassia, cos’altro potrebbe mai diventarlo? Altro che solitudine. C’è abbondanza di tracce che something is going on. Ed in generale, c’è qualcosa (piuttosto che niente).
UNA RIDUZIONE TEOLOGICA DEL QUESITO
Ci sono le stime numeriche. C’è la razionalità. E c’è “segnale”. Altroché. In questa direzione, il quesito si sveste e rivela la nudità della domanda cosmologica per eccellenza, perché forse chiede ragione della natura razionale stessa dell’universo. Essa – la domanda – fa parte di IVA, della storia di una coscienza che può scommettere su un’opportuna chiave di lettura della propria condizione naturale, ma che in ogni momento può riformulare e rispondere diversamente a seconda del contesto. Potrebbe esserci ancora molto lavoro da fare qui. Diverse opzioni potrebbero essere disponibili, a questo punto, finché non andranno incontro ad una qualche evidente falsificazione contestuale. Si potrebbe dare un quadro di presupposti come quelli che seguono.
Fondamentalmente, c’è qualcosa. E l’universo viene scoperto. Dopodiché, si tratta di IVA, non di “civiltà”, come sopra delineati. Altro chiodo ben piantato. Ci sono convergenze evolutive. L’universo computazionale, qualsiasi cosa sia, è aperto alla scoperta e può procedere per denti di arresto à la Wolfram e convergenze evolutive. L’universo è aperto nel senso che si scopre, emerge, può evolvere, può anche involvere, ma comunque continua ad accadere nel suo svolgimento. La storia di IVA va intesa come parte di questo stesso processo. L’universo non può essere qualcosa di interamente calcolabile, ma al limite di homesteaded, scoperto e computato su uno scenario contingente di scoperta ed emergenza continua o discontinua, mai infallibile, mai perfetta, mai completa. Ha un’età? Finita, altrimenti dovrebbe “brillare”. C’è finitudine, ma anche indeterminatezza. C’è scarsità. Potrebbero esserci finestre di opportunità e potrebbero bastare. IVA potrebbero essere quelli che ci provano. C’è intelligenza. Se c’è intelligenza, c’è contributo tecnologico, che non può essere secondario o accessorio. “Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic” (Arthur C.Clarke). Il contributo tecnologico dovrebbe essere pervasivo. L’universo dovrebbe esserne influenzato, cioè influenzato dall’intelligenza, come dalla stupidità per altro (da successi e fallimenti). Non è chiarissimo se IVA debbano essere per forza “planetari”, forse possono imparare ad andarsene in giro (questo non è così fondamentale). Se le stelle nascono e muoiono, come minimo IVA devono spostarsi, se non riprodursi di finestra in finestra. Tracce, informazioni di questa ivazione universale devono potersi leggere da qualche parte. Razionalità e grandi numeri. Tutto considerato, c’è veramente tanta roba. Forse c’è della crittografia avanzata? Se fosse così, si potrebbe leggere bene solo con le chiavi. Comunque, c’è intelligenza: mondo, DNA, amminoacidi, corpi celesti, costanti fisiche, cervelli, corpi umani, quesiti di Fermi, informazioni.
Diciamolo: fondamentalmente è l’assunzione fondamentale della razionalità della natura a gettare le basi di un sano quesito di Fermi modernamente inteso; ovvero la possibilità stessa di un’indagine razionale della natura.
Lee Smolin immagina uno scenario evoluzionista in cui ogni buco nero potrebbe generare un nuovo universo. Qui non è necessario adottare il “buco nero” come “soluzione”, comunque può essere un’idea. Potrebbero emergerne di migliori o meno peggiori, molto più precise. L’inghippo potrebbe essere altrove. Ma si può mantenere una posizione coerente e consistente supponendo semplicemente che SOMETHING IS GOING ON in uno scenario evoluzionista dove IVA contribuiscono in maniera essenziale e dove lo sviluppo tecnologico può portare dalla clonazione alla rigenerazione senza sovranismi. Le cose possono andare avanti piuttosto liberamente. E non sono IVA forse delle ottime self-replicating machines? Anche questa reinterpretazione out of the box potrebbe essere compatibile con il quadro. Qualcuno potrebbe essere tentato di esercitarsi in una rivisitazione religioso-positivo-dottrinale di questo punto di vista. Non risulta strettamente necessario a meno di concedere che ciò che si può fare è soltanto teologia negativa. La cosmologia, come la colonizzazione, implicano la consapevolezza del possibile fallimento. Intelligenza artificiale? Chi lo sa. Un percorso, un cammino verso un’intelligenza artificiale che si sta compiendo? Speculazioni artificiali, certamente speculazioni ardite. Comunque, sana speculazione. Sana teologia? La teologia è un’indagine razionale sulla natura della natura assolutamente dignitosa per quanto assai rischiosa. In fondo, da un punto di vista scientifico la domanda di Fermi non domanda granché, ecco tutto. Si tratta piuttosto di una rivisitazione delle cinque vie di tomistica memoria. A parte mettere in evidenza la dignità della domanda cosmologica fondamentale di una coscienza razionale non vi è molto altro: si parte dalla tracce ovvero dal cosmo per risalire. La letteratura sul cosiddetto paradosso di Fermi ignora diffusamente la natura teologica della domanda che si rivolge alla razionalità della natura. “Dove sono tutti quanti?” sta domandando implicitamente “come diamine stanno riuscendo a fare quello che stanno facendo”? Dal punto di vista del bivio posto in precedenza, siamo dalle parti della risposta n.2, ovvero “non c’è la benché minima consapevolezza o capacità di comprendere ciò che è già evidente sotto il naso”. Siamo qui. E data la razionalità della natura, è già implicitamente posto l’interrogativo sull’individuazione di alterità-ivana. Per qualunque-iva è lecito sentirsi ampiamente parte di tutto ciò, parte di una storia della coscienza di ivanazione universale di grande portata, non come vittime periferiche o isolate di predatori sovrani, ma potenzialmente da protagonisti, in prima fila, da avanguardie, da membri di generazioni, da punte avanzate di cotale grande epopea. Se parte di una grande panspermia della coscienza, forse, vi sono solo tentativi in una fase piuttosto avanzata di ivanazione sperimentale. Forse una pluralità di tentat-iva può provarci di finestra in finestra ed il qui presente episodio può non essere altro che l’ennesimo episodio di una serie fallibertaria dell’essere particolarmente di successo che può comunque finire le risorse da un momento all’altro.
Abbiamo svolto un’analisi del quesito di Fermi, ma non abbiamo definito una risposta univoca quanto una migliore e fallibilissima reinterpretazione della domanda. Abbiamo ulteriormente domandato, per provare a ricollocare la domanda al livello teologico che le compete. Di base, il quesito di Fermi non può essere sciolto con le placide argomentazioni favorevoli o sfavorevoli che vanno tanto di moda nei salotti post-antropici. E certamente non ha niente a che vedere col puntare antennoni verso i Bastioni di Orione per ascoltare le hit radiofoniche di ET finanziate con la spoliazione di Sua Centralità l’Apparato. In conclusione, il cosiddetto paradosso di Fermi risulta essere praticamente una preghiera. Altro che Fermi, al paradosso? Ce n’è abbastanza per muoversi. Ce n’è abbastanza per domandare e ragionare, per continuare a farlo, per fare un pezzo di strada, per prendere qualche posizione, fallibile ma chiara. Qualche lecita cantonata, magari. Auguri.