Al netto di tanta spam
Gen-2019
Crescendo, sempre più spesso siamo noi che cerchiamo di raggiungere i messaggi, ma da prima ancora sono i messaggi che hanno cercato ed inesorabilmente cercano di raggiungere noi, ignorando i nostri stessi sforzi di cercarli. Sembra proprio che i produttori di contenuti facciano da sempre di tutto per assicurarsi che vengano trovati il più diffusamente possibile i messaggi di volta in volta più sbagliati.
Nel tempo sono state sperimentate diverse tecniche di diffusione di messaggi fuori contesto una più efficace dell’altra. Oggi sono disponibili anche diverse tecniche indispensabli di filtro anti-spam per rendere meno disagevole la navigazione nell’informazione, ma dobbiamo anche fronteggiare una sempre più agguerrita offerta di modalità sempre più sofisticate e retrograde per advertere, divertere, propagare e pubblicizzare messaggi sempre più inappropriati nei contesti più sbagliati.
Esistono ancora troppi modi ottusi di distribuire contenuti sbagliati a fruitori di contenuti che qualcuno chiamerebbe “target”. I “target” sono tecnologie umane di fruizione passiva di contenuti irrimediabilmente limitate che è molto meglio subissarle ovunque di contenuti a sproposito piuttosto che aspettarsi che possano giammai trovare qualcosa di proprio interesse – sempre che abbiano mai sviluppato dei loro interessi – opzione che viene esclusa per principio in quanto miserabili unità di massa.
“Niente” è senz’altro ancora il modello più diffuso di fruizione e pagamento di contenuti nel settore. È comunemente accettata l’idea che i contenuti non debbano essere pagati, di conseguenza tendono a fartela pagare perché, va da sè, TANSTAAFL, non esistono contenuti gratis. Come vengono pagati i contenuti gratuiti? Vediamo di elencare alcune opzioni disponibili:
- pago con i soldi degli altri e vedo i contenuti del Grande Fratello (socialismo);
- pago cedendo con pigrizia e lasciando a disposizione i miei gusti e i miei dati (social media fiat world order):
- pago con i miei soldi ogni singolo contenuto o con un abbonamento o subscription (Netflix, Deezer…) in ogni ambito in cui è possibile fingere che esista la proprietà intellettuale;
- pago incentivando i contenuti che mi interessano in uno scam system decentralizzato centralmente (Steemit);
- non vuoi pagare? Ah, è così? Bene, allora ciucciati interruzione e disturbo di contenuti ubiquo, ti viene mostrato uno spot o un banner con un contenuto un po’ diverso, gradito a quello che ha pagato, finché non ti girano, al che “giri”, ma ricomincia solo un nuovo giro di giostra (mass-media tradizionali);
- pago offrendo solo la mia “attenzione” (risorsa limitata) da cui bisogna monetizzare l’attenzione, anche se non ha alcun senso, tanto ti eri distratto (Beenz? Bat?);
- pago con il mio tempo, che è una risorsa limitata e qui l’ultima trovata è offrire il browser per fare mining di non sai neanche tu cosa (browser che è la risorsa da usare per fruire di contenuti online), in altre parole lascio usare temporaneamente la mia corrente convertita in capacità di computazione per partecipare a competizioni di hash perché qualcun altro provi ad aggiudicarsi dei cripto-collectibles-token-gatti o simili… A quel punto uso io le mie risorse per scamminare (Nimiq?) e dei contenuti ne riparliamo… E poi perché dovrei lasciarle usare a voi (Oyster Pearl??);
- non solo non pago, ma vengo scampagato per fruire dei contenuti di qualcun altro ed in cambio ricevo qualche contenuto gradito (Vit?);
- non mi viene chiesto insistentemente di pagare, ma di DONARE, ovunque e incessantemente, con un ritmo molto più martellante di qualunque pubblicità (Radicali, Wikipedia, Chiese Postmoderne), solo per non usare la parola “pagamento” a volte per timidezza;
- pago gli stessi che tuttavia mi smarronano comunque al telefono senza ritegno (compagnie telefoniche);
- non pago, così fruisco di contenuti di basso livello, ma se pago, sullo stesso canale, fruisco di contenuti di alto livello (modelli freemium creativi a strati);
- pago in tutti i modi messi insieme socialisti e individualisti e vedo regolarmente i contenuti che servono a qualcun altro (Corriere della Sera, Repubblica);
- congiuntivo imperativo: i sudditi debbano pagare (R.A.I.);
- pago con i dati senza consenso, impegnandomi a cercare e scegliendo contenuti che fanno a gara per raggiungermi (motori di ricerca);
- pago con la vita (Sistema Scolastico Nazionale).
Nel caso della pubblicità mass-media tradizionale si è potuto consolidare un ragionevole compromesso. Si paga, offrendo parte della propria attenzione che va sui banner, ottenendo in cambio effettivamente anche una parte di contenuti che può interessare, con un po’ di fortuna, tuttavia non si influisce, non si incentiva, e soprattutto si viene interrotti e disturbati o comunque raggiunti fuori contesto da contenuti che sono di specifico interesse di qualcun altro. Ha funzionato abbastanza da consolidarsi: ora tutti i sudditi sono allineati e vissero disinformati perché costava meno. Nei social media invece c’è la piaga totale degli influencer fuori contesto. Ci sono anche delle proposte sofisticate, come la trovata truffaldina di Steemit, che appare sbilanciata verso i produttori di contenuti controllati sempre dallo Scam Minimo, o quello di Bat, che si confina dietro l’adozione di un singolo browser (Brave), ovvero la mia attenzione è preconfinata (centralizzazione della preattenzione?). Il modello del motore di ricerca, tutto sommato, al netto di tanta spam, è ancora il migliore (purtroppo) tra i peggiori. Qui sono i contenuti che fanno a gara per raggiungermi ed io (cioè io che sono i miei dati su cui qualcuno guadagna) premio di volta in volta proprio quelli che sto ritenendo di cercare nel momento in cui sono convinto di cercarli (chiamata dai marketers “ricerca attiva”, e vabbeh). Insomma, almeno l’incontro tra domanda e offerta è più efficente e la percentuale di spam è allo stato minimo. Per ora, ci stiamo ciucciando questo modello, come unica alternativa al bombardamento diretto e fuori contesto da parte del crimine organizzato. Duckduckgo non basta. Ne deve passare ancora di acqua sotto i ponti per poterlo scalzare. Serve una tecnologia migliore di filtro antispam o deadvertising che sia al tempo stesso un’applicazione di messaggistica nelle mani di ogni utente. Rigorosamente decentralizzata e peer-to-peer. Buon lavoro.