404: ti piace quello che hai trovato?
Ago-2020
Una volta, quando cercavi qualcosa, spesso non la trovavi. La risposta più tipica era il silenzio. Non c’era nessuno che ti diceva: mi dispiace, la risorsa che stavi cercando non c’è. Forse perché non c’era proprio, oppure perché lo scrigno era vuoto, un po’ per immanenza e un po’ per confisca. Ma ne è trascorsa di acqua sotto i ponti e sotto le nostre periferiche da quel nulla di fatto. E l’ambiente naturale è diventato un poco più fluido e connesso. Le macchine di Leibniz umane e le macchine di Turing non umane si sono connesse e si stanno connettendo tra loro ancora di brutto e in misura crescente. Così sta migliorando il rapporto tra la domanda e la risposta totale.
Oggi, quando cerchi qualcosa, non dico che può capitare addirittura che la trovi, anche se qua e là comincia a succedere, ma almeno puoi ricevere una risposta negativa. È già qualcosa, no? L’islandese di Leopardi per la gran parte non veniva calcolato. La tecnologia 404 (derivata dai cms o sistemi automatici di gestione di risorse) è ancora molto sottovalutata eppure ha già espresso una potenza dirompente nel calcolare e far emergere un mondo di risorse mai prima d’ora e fino a d’ora e tutt’ora non trovate, che continuano a spuntare fuori in ogni occasione. Non se ne è notata abbastanza la fortuna.
Come con la materia oscura, la risorsa non trovata sembra oltretutto una delle risorse più diffuse del web. Puoi trovare risorse non trovate presso qualunque indirizzo, in linea. Apri un giornale in linea, clicchi sull’icona della lente e cerchi supercalifragilisti o quel che vuoi: ed ecco che trovi un’immancabile, o mancabile, risorsa non trovata. Oppure, ricevi una risposta del tipo: 0 risultati. Che cosa vuol dire zero risultati?? Non me ne hai dato uno? Se non ce l’hai, non ce l’hai. La clessidra dovrebbe girare all’infinito come un piccolo asino digitalizzato. Grazie ad una tecnologia 404, una risorsa non trovata può venire anche generata e trovata al momento, da un cms, per procurare una risposta proprio a chi la stava cercando. Questo perché una macchina di Turing non umana deve essenzialmente rispondere, terminare, ovvero non ce la fa a voltare la periferica dall’altra parte facendo finta di niente, come unica alternativa (halting indecidibile) conosce solo il continuare la sua esecuzione all’infinito – al che non potrai escludere vieppiù che la cosa possa esserci o non esserci, alla fine, o in un altro tempo. Oops, oppure whoops, o anche ops, sono tutte varianti di espressioni di rincrescimento con le quali viene fatta accompagnare l’occorrenza della risorsa non trovata, la quale invece dovrebbe essere salutata ad ogni suo riproporsi con ben più stupito entusiasmo. E se cerchi “oops”, su un dizionario online, trovi “oops”, ma non oops, mentre se cerchi “trovi”, trovi oops. Okay, potremmo andare avanti così all’infinito, oppure terminamento.
Una domanda che sorge spontanea è: ora che sappiamo, grazie alla familiarità con le tecnologie 404, che le risorse possono esserci in linea anche quando, in un certo senso, in linea di massima, non ci sono, beh come dovremmo intendere meglio la questione dell’inaccessibilità? Se il risultato è l’inaccessibile, cioè se una risorsa risulta legittimamente inaccessibile (on line), ebbene c’è o non c’è?
Tera e stratera di risorse non risultano indicizzate perché costituiscono ad esempio tutti quegli insiemi di file (php, asp…) attraverso i quali le applicazioni (ad esempio i cms) restituiscono dinamicamente le risorse utili a chi le sta chiedendo, oppure c’è tutta la messaggistica, o tutto il flusso di dati passeggeri p2p (peer to peer) tra nodi che può avvenire continuamente ovunque e così via. Non c’è niente di misterioso: nel web è compreso il deep, ma nel deep c’è, prima di tutto, un sacco di roba che non vogliamo indicizzare affatto. Se poi vai su un Hidden Wiki, puoi cominciare a navigare fino a tutte le altre risorse misteriose senza soluzione di continuità tra l’accessibile e l’inaccessibile. Quindi dov’è il mistero? Puoi trovare portali “segreti” ovunque, regolarmente indicizzati, di chiaro segreto in segreto. Oppure ci arrivi navigando da una risorsa all’altra, o con uno strumento di navigazione un po’ più alternativo, che hai trovato parcheggiato in superficie. In effetti, una risorsa inaccessibile sembra un vero e proprio (falso) fake di quelli che interessano i philosophes, quelle cose tipo il paradosso del pincopallo che potremmo rinominare qui come paradosso del navigatore. In generale, un navigatore è una tecnologia esplorativa che (usando al limite un altro explorer o a sua volta altri novanta) intende cercare Cipango per trovare magari le Bahamas. Il paradosso del navigatore si può esprimere con l’espressione “risorsa non trovata” o “file not found”, la cui risoluzione consiste nel fare un salto dove si capisce che alla fine anche quando cerchi superficialmente devi sempre trovare qualcosa che, tra l’altro, sarà completamente in superficie, e magari anche migliore di come l’avevi immaginata.
La tecnologia 404 sta rendendo più accessibile molto non cercato e giammai trovato neppure per errore. Non è che la risorsa trovata sia sempre più interessante di quella cercata, perché certe volte quello che stavi cercando in fondo ti interessava proprio e non è che ti venga da ridere a non trovarlo, piuttosto la tecnologia 404 ci rende più consapevoli di quando e quanto sia comunque importante l’incontro tra la domanda e la risposta per proseguire nella navigazione di fault in fault, scoprendo e generando continuamente nuovi valori, solcando dei 301 o imbattendosi di tanto in tanto anche nell’INACCESSATO, o indirizzo di ciò che ha fatto il suo tempo – ora che lo sappiamo finalmente anche noi chiamanti. Ogni 404, ogni accesso non riuscito genera di fatto un nuovo potenziale indirizzo, così come l’oriente, divenuto inaccessibile con un 1453, ha aperto la strada a un nuovo oriente o forse occidente con un 1492, lungo altre connessioni. Un 404 standard può essere ricevuto con letizia. In alcuni casi, è una tomba: qualcosa che prima c’era e che ora non c’è più; in altri casi è qualcosa che non c’è mai stato, ma che poteva essere cercato e non trovato, o trovato come 404; in altri casi, entrambi o l’ombra di una parallasse sbiadita; oppure è una prefigurazione di qualcosa che prima o poi ci sarà, proprio perché è stato cercato, e quel 404 in realtà vuol dire che c’era qualcos’altro oltre l’orbita di Urano e Nettuno, o dietro il Cibao. Era questo che stavi cercando? La delusione è sempre dietro il protocollo. Pure nessuno può saperlo meglio di quella domanda là e nessuno può chiederlo meglio di quella propria risposta. Forse andrebbe solo tolta di mezzo una volta per tutte la frase presuntuosa: “prova con un’altra ricerca”. Miglioramento: “ti piace quello che hai trovato”? Le tecnologie 404 incoraggiano la ricerca e la delusione, l’illusione e la produzione di nuovi ritrovamenti e nuove corrispondenze di amorosi segni. Ogni 404 è un arrivederci, ma è anche un addio da rivolgere a qualunque presunzione di legittimità di ogni indice sovrano.